Cronaca – 22.04.2008

23 Aprile 2008

MESSAGGERO VENETO MERCOLEDI’ 23 APRILE

Operaio muore schiacciato alla Fincantieri
Monfalcone. Il fatale infortunio sul lavoro verso le 18 nella nuova linea di prefabbricazione Pannelline. Nulla da fare per i soccorritori. Nei giorni scorsi altri tre incidenti La vittima è un 41enne saldatore croato. L’orribile scena sotto gli occhi del fratello e di altri colleghi. Produzione sospesa, oggi 8 ore di sciopero. Fiom: ci costituiremo parte civile.

MONFALCONE.
E’ morto schiacciato, forse tra due lamiere o forse da una sola grossa lamiera della nuova linea di prefabbricazione Pannelline. Una morte terribile, che si aggiunge al già purtroppo lungo elenco di infortuni verificatisi in questi ultimi giorni allo stabilimento Fincantieri di Monfalcone. La vittima è il 41enne saldatore croato Yuko Jerco. Abitava a Fiume con la moglie e due figli. L’operaio è morto verso le 18 di ieri a causa delle gravissime lesioni riportate nell’incidente avvenuto appunto nella nuova linea di produzione, dove enormi pannelli prefabbricati sono trasportati da rulli per essere poi saldati.
Ancora frammentarie le informazioni sulla dinamica dell’infortunio, visto che i colleghi di lavoro (tra cui anche il fratello di Jerco) che hanno assistito alla tragedia sono in profondo stato di choc, tanto da aver dovuto ricorrere alle cure dei sanitari. Yuko Jerco era dipendente di una ditta croata che appartiene al consorzio Mistral, insieme di più ditte attive nel settore della saldo-carpenteria e con sede a Trieste. Il 41enne stava appunto lavorando alla Pannelline quando sembra che, forse per un errore di comunicazione tra operatori, il rullo con la pesante sezione di acciaio sia avanzato sul suo percorso e abbia schiacciato il croato che si trovava sul percorso del blocco. Subito è stato chiesto soccorso ed è intervenuto il presidio medico dello stabilimento che ha cercato di rianimare l’uomo, avvisando nel contempo, viste le sue gravissime condizioni, il 118, che a sua volta ha chiesto l’intervento dell’elisoccorso. Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco e gli agenti del commissariato cittadino. Il corpo non presentava ferite esterne, ma le lesioni interne gravissime, come hanno riferito i sanitari, erano “incompatibili con la vita”. Il saldatore croato è deceduto per lo schiacciamento del torace e dell’addome e nonostante i medici abbiano tentato per mezz’ora di rianimarlo, niente hanno potuto contro la gravità delle sue condizioni.
La notizia del decesso di Jerco ha provocato l’immediata reazione dei sindacati e dei lavoratori del cantiere. È stato chiesto un incontro con l’azienda e in accordo con il capo del personale Fabbri, i rappresentanti lavoratori per la sicurezza, tra cui anche quelli dell’Ugl, è stata decisa l’immediata sospensione della produzione. Per oggi è stato deciso il blocco totale delle portinerie a partire dalle 5 del mattino e otto ore di sciopero su tutti i turni. Potrebbe essere proclamato anche uno sciopero provinciale. «Come Fiom ci costituiremo parte civile. È una giornata tragica, con cinque morti sul lavoro in Italia. Una situazione che lascia senza fiato», afferma con forza il segretario regionale della Fiom, Gianpaolo Roccasalva. «Da tempo denunciamo la pericolosità delle lavorazioni e la mancata formazione dei lavoratori. Abbiamo chiesto più vigilanza sugli appalti – dice amaro Moreno Luxich, coordinatore Fiom della Rsu –, vigilanza che deve essere capillare. Avevamo anche segnalato come le cose stessero degenerando, avevamo chiesto all’azienda un controllo maggiore, che ci era stato assicurato. Si parla di quattro morti sul lavoro e ora troviamo nell’elenco anche uno dei nostri colleghi: da 10 anni in Fincantieri non si verificava un infortunio mortale. La causa? Accelerazione dei tempi di lavoro e mancanza di minime regole di sicurezza». Arrabbiato e addolorato, Luca Furlan della Uilm: «Occorre fermarsi un attimo per ragionare su ciò che non funziona, su cosa sta succedendo; abbiamo avuto una sfilza di infortuni di una certa entità in questi giorni che avrebbero potuto avere esiti peggiori e oggi siamo arrivati al mortale. Oggi piangiamo una persona. La competitività non si paga con la vita».
Cristina Visintini