Cronaca – 29.03.2008

30 marzo 2008

IL PICCOLO – TRIESTE – SABATO 29 MARZO 2008
Sandro Paoluzzi, 30 anni, era impegnato con altri due colleghi nella manovra di un locomotore. È in prognosi riservata all’ospedale di Cattinara.
di Maddalena Rebecca

È rimasto schiacciato tra i binari e le ruote di un convoglio ferroviario in manovra all’interno del Punto franco nuovo. Vittima del gravissimo infortunio sul lavoro un portuale di 30 anni, Sandro Paoluzzi, ora ricoverato in prognosi riservata a Cattinara nel reparto di  erapia intensiva. Il giovane ha già subìto l’amputazione parziale della gamba sinistra e rischia di perdere anche l’uso di un braccio, interessato da cinque rotture scomposte. Il grave incidente è avvenuto ieri mattina attorno a mezzogiorno, a poche ore di distanza quindi dall’intervento del Presidente della Repubblica Napolitano che, parlando davanti agli operai del cantiere della Grande viabilità, aveva ricordato la piaga delle morti bianche, assicurando un forte impegno per «spezzare la catena di morti sul lavoro».
Sandro Paoluzzi era impegnato assieme ad altri due colleghi nelle operazioni di manovra di un locomotore all’interno del piazzale ferroviario vivino al varco IV. Una manovra che il trentenne, socio della Compagnia portuale e in servizio allo scalo giuliano come  agganciatore» da più di sei anni, aveva ripetuto decine, se non centinaia di volte. Eppure, nonostante la lunga esperienza e la specifica
formazione, ieri qualcosa è andato storto. Al momento di eseguire le operazioni di aggancio e sgancio dei vagoni, infatti, l’uomo è finito a terra rimanendo incastrato sotto le ruote. Una disgrazia apparentemente inspiegabile, che ha lasciato senza parole gli altri lavoratori portuali, immediatamente scesi in sciopero in segno di solidarietà. Sotto choc in particolare gli altri due componenti della squadra del giovane infortunato, rispettivamente il manovratore e il locomotorista, scoppiati dopo l’incidente in un pianto disperato.
Secondo le prime e ancora parziali ricostruzioni dell’incidente, a tradire Paoluzzi sarebbe stata la retromarcia ingranata dal locomotore. Forse il trentenne non si è accorto del movimento del convoglio e, al suo passaggio, non è riuscito ad allontanarsi per tempo dai binari.
A far piena chiarezza sulla dinamica, comunque, saranno gli accertamenti degli esperti dell’Azienda per i servizi sanitari, per la precisione la coordinatrice della sicurezza in porto e un tecnico del Dipartimento di prevenzione, intervenuti sul posto assieme ai sanitari del 118, al
personale della Capinateria e agli agenti della polizia. Poche ore prima di subire il grave infortunio aveva firmato la lettera di dimissioni dalla Compagnia Portuale. Martedì prossimo, infatti, sarebbe stato ufficialmente assunto da Adriafer, la società che si occupa della gestione del sistema ferroviario all’interno dello scalo. Società che, d’accordo con l’Autorità portuale, ha deciso nel primo pomeriggio di confermare in ogni caso l’assunzione: nonostante la gamba amputata, quindi, Paoluzzi diventerà a tutti gli effetti dipendente di Adriafer, naturalmente non più come operativo ma con mansioni di tipo amministrativo. Una decisione dettata dalla volontà di non abbandonare il lavoratore e la sua famiglia, già provati dalla tragica fatalità.

I COLLEGHI
«Ecco cosa succede a lavorare in questa ”giungla”. Non abbiamo garanzie e siamo costretti a operare con poco personale e con i camion che ci sfrecciano accanto». L’infortunio avvenuto sul piazzale ferroviario alla radice del Molo VII accende la rabbia dei lavoratori portuali, riuniti in piccoli gruppetti davanti all’ingresso della locanda del Porto Nuovo. Tutti lì conoscono Sandro Paoluzzi e, anche a distanza di ore dall’incidente, faticano ad accettare che lui, giovane e padre di una bimba di tre anni e con tutta la vita davanti, abbia potuto perdere una gamba e rischiare addirittura la vita.
«Sandro è uno in gamba – commenta un operaio addetto alla movimentazione dei container -. Lavora in porto da anni e non ha mai fatto sciocchezze. È una persona precisa, che sa il fatto suo. Quelle manovre sul piazzale le faceva a occhi chiusi, tanto erano ripetitive e semplici per lui. Non sappiamo cosa possa essergli successo – continua – ma certo è che basta darsi un’occhiata qui intorno per capire quanto siano insufficienti le dotazioni di sicurezza».
«Di recente hanno anche ridotto il numero degli addetti – interviene un altro portuale -. E questi poi sono i risultati. Ovvio, chi viene a  avorare in porto conosce i rischi ai quali può andare incontro. Non siamo di certo farmacisti. Ma è naturale che, senza le misure necessarie,
i rischi aumentano».
«Qui ci conosciamo tutti – aggiunge un collega di Paoluzzi -. È come se abitassimo nello stesso, grande condominio e fossimo tanti vicini di casa. Per me poi Sandro è più di un amico, direi quasi uno di famiglia. Facciamo sempre i pranzi di Natale e le feste di Capodanno assieme. Com’è come persona? Uno tranquillo, un ”mulòn” insomma. Uno che al suo lavoro ci tiene e lo fa con serietà e impegno. Di certo uno che non meritava a trent’anni di trovarsi con una gamba amputata».