Rassegna stampa

24 Marzo 2010

Il Piccolo 23 marzo 2010

MORÌ L’OPERAIO FRANCO CICCIARELLA
Infortunio, slitta il processo
Prossima udienza il 24 maggio con l’audizione di tre testimoni

È ripreso in tribunale a Gorizia ma è slittato subito al prossimo 24 maggio il processo penale per l’accertamento delle responsabilità per la morte di Franco Cicciarella, vittima l’11 aprile del 2005 di un infortunio sul lavoro mentre stava operando in banchina, nel porto, assieme a dei colleghi. Il rinvio è stato deciso a causa di un impedimento dell’avvocato Alessandro Giadrossi, difensore di uno degli imputati, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa Sopraccarichi di cui era dipendente Cicciarella. Nell’udienza del 24 maggio saranno ascoltati tre testimoni chiamati dal pm. Nella precedente udienza, il 13 luglio scorso, erano stati sentiti altri testimoni, sia dell’accusa che della difesa, con lo scopo di accertare cosa sia accaduto quel pomeriggio nel porto di Monfalcone, sferzato dalla bora. Il conducente del carrello elevatore che investì Franco Cicciarella, procurandogli lesioni mortali, è già uscito dal processo, scegliendo la via del patteggiamento. Rimangono sul banco degli imputati, oltre a Misseroni, l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, e Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società.

Processo – 14.07.2009

15 Luglio 2009

PROCESSO PER L’INFORTUNIO DELL’APRILE 2005
Morte di Cicciarella, i testimoni

Si è svolta ieri in tribunale a Gorizia la prima udienza, davanti al giudice monocratico Elena Bigattin, del processo per determinare una serie di ulteriori responsabilità per la morte di Franco Cicciarella, deceduto in porto, in seguito a un incidente, l’11 aprile di quattro anni fa.
A rispondere di omicidio colposo sono chiamati Franco Romano, all’epoca legale rappresentante della Compagnia portuale (difeso dall’avvocato Nereo Battello), Sergio Rondi, responsabile operativo della stessa Compagnia (difeso dall’avvocato Donolato), Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società (avvocato Sanzin) e Guido Misseroni, legale rappresentante della Compagnia portuale sopraccarichi (avvocato Giadrossi).
Nel corso dell’udienza è stato ricostruito attraverso il resoconto di alcuni testimoni, convocati sia dall’accusa che dalle difese, cosa avvenne in quel maledetto pomeriggio di bora ”scura” sulla banchina numero 8. Franco Cicciarella, assieme ad altri colleghi, si stava occupando di scaricare un camion che trasportava bramme di ferro.
Improvvisamente venne investito e schiacciato da un carrello elevatore che procedeva in retromarcia e di cui non si accorse proprio a causa del forte vento che copriva il rumore del mezzo.
Per lui non ci fu nulla da fare. Inutile aggiungere come e quanto lo sviluppo dei lavori processuali abbia emozionato i diversi amici e parenti che hanno seguito l’udienza. Fra loro, i fratelli di Franco, Riccardo, Emilio e Corrado e la convivente, Elena Fedel, tutti costituitisi parte civile e assistiti rispettivamente dagli avvocati Fabio Luzzatto Guerrini e Anna Grazia Luzzatto Guerrini.
«Vogliamo che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto – hanno sottolineato molto compostamente -. La morte di Franco deve servire da monito affinchè nei diversi ambienti di lavoro si faccia di più sul fronte della sicurezza». Non a caso, all’indomani della tragica scomparsa, proprio i parenti e gli amici di Franco hanno dato vita all’associazione “Carico sospeso” che in questi anni è stato molto attiva nella promozione di una rinnovata cultura della sicurezza.
E i singoli aspetti correlati all’efficacia dei presidi di sicurezza allora in funzione sono uno dei temi cruciali attorno ai quali ruota l’intero procedimento e sul quale presumibilmente si concentrerà l’attenzione del pubblico ministero Massimo De Bortoli, che ha coordinato le indagini.
Il processo è stato aggiornato al 22 marzo 2010.
Il Piccolo, Nicola Comelli

Cronaca – 03.06.2009

4 Giugno 2009

Dal Centro giovani 400 euro all’associazione Carico sospeso
Monfalcone.

Ammontano a 400 euro i fondi devoluti all’associazione Carico sospeso – Coordinamento Franco Cicciarella per i diritti a un lavoro sicuro, fondi raccolti dal Centro di aggregazione giovanile del Comune di Monfalcone attraverso la distribuzione del calendario fotografico delle sue attività. La distribuzione del calendario è stata curata dall’associazione Banda larga, in collaborazione con il Caffè Tommaso e la libreria Rinascita, a cui poi si sono aggiunti bar Buzz, negozio di prodotti brasiliani e del commercio equo solidale Xingu Arte Brasil e associazione Nuova entrata libera di Monfalcone.

«Ritengo tale iniziativa di valore assolutamente notevole per il significato che ha di ribadire l’importanza della sicurezza sul lavoro, uno dei problemi emergenti della società», afferma l’assessore alla politiche giovanili, Cristiana Morsolin, consegnando i fondi a Carico sospeso e ribadendo come bisogna evidenziare che «sicurezza è sicurezza sul posto di lavoro, valore che è diverso rispetto al concetto di sicurezza che intende l’attuale Governo, che vuole invece creare un clima di paura e diffidenza, piuttosto che di un vivere sano e civile. Il messaggio che abbiamo lanciato nasce e arriva dal e al Centro giovani, una realtà composita e multiculturale, giovani che – dice, ringraziando Banda larga che gestisce il centro e che coglie le sensibilità dei ragazzi, indirizzandole in attività di costruzione e crescita – spesso sono sottovalutati e che invece danno forte dimostrazione di maggiore civiltà».

È stato il presidente di Carico sospeso, Emilio Cicciarella, a ringraziare «per un dono che in momento di difficoltà come questo diventa risorsa ancora più preziosa. Siamo contenti anche perché ci sentiamo inseriti in un contesto con cui intendiamo proseguire la bella collaborazione». Soddisfatti anche i responsabili di Banda larga per quello che, nato come un esperimento, ha avuto un ottimo successo, consentendo di raccogliere una cifra significativa: «Così come significativo è il lavoro fatto da una comunità giovane che spesso è frammentata e che nel centro riesce a esprimersi, riuscendo a dare importanti segnali. Il calendario è servito anche a noi – hanno detto – per far capire cos’è e cosa fa il centro». Oltre al denaro, a Carico sospeso sono stati donati anche 50 calendari. Le copie distribuite a offerta libera sono state 140, con una offerta media di 3 euro per copia.

Da ricordare che il calendario è nato nell’ambito di Play time, spazio di aggregazione libera e spontanea del centro, che ha poi coinvolto il laboratorio di fotografia ScattArte (coordinato da Riccardo Berini) e il grafico Andrea Antoni. Sono state però rappresentate anche altre realtà quali il gruppo di breake dance, i laboratori di Fumetto e Teatro, il Pop english-Conversation club. Una pagina è stata dedicata ai volontari che supportano il centro. La volontà di donare il ricavato a Carico sospeso è stata spiegata nel calendario, ricordando come Monfalcone è da sempre città che vive e si confronta con il lavoro, con gli aspetti negativi e positivi e come molti dei giovani siano arrivati in città a seguito della famiglia che si è trasferita proprio per motivi di lavoro. L’associazione è stata scelta perché lavora per migliorare le condizioni di sicurezza sul lavoro.

Messaggero Veneto Gorizia   03.06.2009

Cronaca – 29.05.2009

4 Giugno 2009

Il 13 luglio la prima udienza del processo per la morte in porto di Franco Cicciarella

MONFALCONE.

È stata fissata per il 13 luglio la prima udienza del processo per la morte di Franco Cicciarella, avvenuta l’11 aprile 2005, e per cui sono state rinviate a giudizio quattro persone, legate alla Compagnia portuale di Monfalcone e alla Cooperativa portuale sopraccarichi con sede a Trieste.

Le quattro persone, rinviate a giudizio con l’accusa di omicidio colposo dal giudice dell’udienza preliminare, Andrea Comez, per l’incidente sul lavoro che causò la morte di Cicciarella nell’area portuale di Monfalcone sono Franco Romano, 57 anni, di Monfalcone, allora legale rappresentante della Compagnia portuale (difeso dall’avvocato Battello), Sergio Rondi, 52 anni, direttore operativo della stessa compagnia (avvocato Donolato), il triestino Fabio Salvini, 68 anni, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società (avvocato Sanzin), e Guido Misseroni, 56 anni, di Monfalcone, legale rappresentante della Cooperativa portuale sopraccarichi (avvocato Giadrossi).

Una quinta persona, Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, aveva invece patteggiato 9 mesi di reclusione con la condizionale. Zorzin, che nell’udienza preliminare celebratasi al Tribunale di Gorizia era difeso dall’avvocato Francesco Donolato, era alla guida del carrello elevatore che aveva colpito Cicciarella provocandogli le lesioni mortali.
Nell’udienza preliminare celebrata nel luglio 2008 si erano costituite le parti civili Elena Fedel, convivente di Cicciarella, assistita dall’avvocato Anna Grazia Luzzatto Guerrini, la mamma di Cicciarella Gabriella Puntin e i fratelli Riccardo, Emilio e Corrado con l’avvocato Fabio Luzzatto Guerrini.

L’incidente mortale avvenne nel pomeriggio dell’11 aprile di quattro anni fa. Secondo l’indagine effettuata dal Commissariato di Monfalcone e dal servizio prevenzione dell’Azienda sanitaria, Cicciarella, 39 anni, di Staranzano, sulla banchina numero 8 del porto stava coordinando le fasi di scarico di un camion contenente brame di ferro. Improvvisamente è stato investito e schiacciato dalle ruote di un carrello elevatore, al quale volgeva le spalle, che era condotto da Zorzin. Il carrello procedeva in retromarcia ed era privo del dispositivo sonoro che si attiva quando si innesta la retromarcia. Dall’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della repubblica, Massimo De Bortoli, era emerso che tutti i 17 carrelli elevatori in servizio al porto erano privi del segnalatore acustico previsto dalle norme di sicurezza sui posti di lavoro. (cr.vi.)

Messaggero Veneto Gorizia 29.05.2009

Cronaca – 18.01.2009

18 Gennaio 2009

In regione è la terza vittima in sei giorni

Un operaio friulano muore nella Cartiera di Duino

DUINO AURISINA. È finito nella sega circolare utilizzata per tagliare i tronchi degli alberi. È morto così, fatto a pezzi dalle lame, un operaio di 49 anni. Si chiamava Mauro Burg, abitava a Terzo di Aquileia. Lascia la moglie e due figli. L’i nfortunio – il terzo mortale in appena sei giorni nella nostra regione – è avvenuto ieri pomeriggio all’interno dell’area della Cartiera Burgo di Duino. Mauro Burg non era un dipendente della Burgo, ma della Compagnia portuale di Monfalcone. Lavorava in pratica da «esterno».

Il taglio dei tronchi utilizzati per produrre la carta è una fase della produzione che qualche anno fa, in una delle tante ristrutturazioni attuate nell’industria di Duino, era stata esternalizzata anche nell’ottica del contenimento dei costi. L’i mpianto era stato ceduto dalla Burgo alla Compagnia che appunto si era impegnata a fornire il prodotto pronto per essere lavorato: era nata insomma una piccola fabbrica nella grande fabbrica.

Ieri pomeriggio Mauro Burg aveva il suo turno di lavoro. «Era prudente e meticoloso», ricorda con la voce rotta dall’emozione Franco Romano, console della Compagnia portuale di Monfalcone. «Da anni svolgeva con impegno il suo compito». L’impianto in cui è avvenuta la disgrazia è una struttura metallica arrugginita, dall’a spetto vecchio e poco rassicurante. Alta una decina di metri, è collegata con un nastro trasportatore che a sua volta parte dai binari ferroviari. Per arrivarci non ci sono strade asfaltate, ma avallamenti nel fango.

Su quel nastro passano i tronchetti di legno che arrivano alla Cartiera sui vagoni ferroviari che a loro volta giungono dal porto di Monfalcone. I pezzi di legno vengono separati a mano secondo la lunghezza: quelli che superano il metro finiscono nella sega circolare. Questo perché gli impianti interni della Cartiera accettano solo tronchi di un metro.

Ieri alle 15.30 Mauro Burg era lì su una piccola piattaforma: sotto di lui le lame della sega giravano a tutto ritmo. Poi l’uomo è caduto in avanti ed è stato trascinato dalle lame. Il fragore dell’i mpianto ha coperto le sue urla. Nessuno si è accorto di quanto stava succedendo. Pochi istanti dopo quello che rimaneva del suo corpo è finito nel cassone di un camion. Assieme ai pezzi di legno. Una fine orribile, incredibile, assurda.

Solo dopo qualche minuto i colleghi di lavoro (la squadra è composta da sei persone tutte dipendenti della Compagnia portuale) si sono accorti che Burg non era più al suo posto. Hanno guardato con attenzione, lo hanno chiamato. E hanno scoperto la tragica fine del loro collega.

Come è possibile che sia accaduta una disgrazia simile? Ieri se lo chiedevano tutti, carabinieri, polizia, tecnici del servizio antinfortunistica dell’Azienda sanitaria e vigili del fuoco. Fino a sera hanno controllato il mostro di metallo che a guardarlo fa pensare a un rudere preindustriale, una specie di struttura abbandonata in mezzo al fango e ai detriti, non certo a un impianto degno di una fabbrica moderna.

La zona è stata illuminata dalle fotoelettriche. Gli investigatori hanno esaminato il funzionamento delle lame della sega. Le lame avrebbero dovuto fermarsi in circostanze come questa. Il sistema di sicurezza si sarebbe dovuto attivare. Ma non è successo: le lame hanno continuato a girare agganciando il corpo di Mauro Burg.

Racconta ancora sconvolto il console Franco Romano: «Eppure quell’i mpianto era stato controllato la mattina stessa e funzionava regolarmente. Si sarebbe dovuto fermare…» Non aggiunge altro. Con lui ci sono i colleghi di Mauro Burg. Si dividevano i compiti: uno stava sul camion, gli altri quattro impegnati a controllare strutture vicine.

Il pm Giuseppe Lombardi è salito sulle scale di metallo arrugginito fino alla piattaforma dove lavorava Mauro Burg. Si è trattenuto a lungo. Ha parlato con tutti i presenti. «Ho sequestrato l’i mpianto», ha detto in seguito uscendo dalla fabbrica. Ha aggiunto: «Bisognerà fare altre verifiche, bisognerà capire perché le lame non si sono fermate».

Da 15 anni, quando cioè era stato assunto, quello di Burg era un lavoro frenetico che seguiva il ritmo veloce e incessante della macchina.

Messaggero Veneto del 18/01/2009

Cronaca – 15.01.2009

15 Gennaio 2009

Udine, operaio di 54 anni muore soffocato dalla segatura in un silos

UDINE (15 gennaio) – Stava lavorando all’interno di un silos quando, secondo una prima ricostruzione dei vigili del fuoco, è stato travolto da una massa di segatura che lo ha soffocato. Questa la fine di Enrico Tami, operaio di 54 anni residente a Pavia di Udine e dipendente della Sole Est, morto stamani nello stabilimento della ditta di Claudio Macor, a Leproso di Premariacco, in provincia di Udine.

La magistratura – a quanto si è appreso – ha posto sotto sequestro il silos. Del caso si sta occupando il pm di Udine, Claudia Danelon. Già effettuata un’ispezione della salma, ora il magistrato dovrà decidere se disporre l’autopsia. Saranno fatte anche le necessarie verifiche sul rispetto delle norme di prevenzione in materia di sicurezza sul lavoro.

Proprio Marcor si è reso conto dell’accaduto: ha visto spuntare una mano dalla montagna di materiale, ma oramai era troppo tardi. La ditta di Marcor è specializzata nella lavorazione del legno e Tami, dipendente di un’azienda esterna, era intervenuto all’interno del silos nel quale viene raccolta segatura per una serie di operazioni di manutenzione dell’impianto.

Secondo la ricostruzione fornita dai Vigili del Fuoco di Udine, intervenuti verso le 7, l’uomo, autista addetto al carico e scarico di materiali e dipendente della ditta La Sole Est, si era recato con il camion a recuperare la segatura in via Valussi, dal silos della ditta della quale è titolare Claudio Macor. A causa probabilmente di un inceppamento dello stesso silos, che impediva il flusso della segatura, l’uomo sarebbe sceso dal mezzo e sarebbe entrato all’interno del contenitore, per tentare di smuovere il materiale con un attrezzo. Un distacco improvviso di 3-4 metri cubi di segatura l’avrebbe travolto e ucciso. Si ritiene che l’infortunio sia avvenuto intorno alle 6. Sul posto, oltre i Vigili del Fuoco, sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Cividale del Friuli.

Ansa